"Litighiamo per tutto!"

 

 

Qualsiasi cosa diventa oggetto di discussione con vostro marito, vostra moglie, con un figlio o con un genitore?

 

Vi siete mai chiesti quanto questi conflitti quotidiani ledano la relazione con la persona che amate e come influenzino negativamente la vostra  vita, privandovi di gioia e di energia?

Fino a che punto potete andare avanti così?

 

In situazioni come questa il tempo di solito non è un buon alleato e intervenire tempestivamente, prima che sia troppo tardi, può dimostrarsi davvero indispensabile!

A:“Sono stanca, non ne posso più. Prima non era così, avevamo un rapporto bellissimo, ma adesso...”

B:“Cosa succede adesso?”

A:“Adesso è un conflitto perenne. Discutiamo per le ragioni più assurde. Una finestra aperta anziché chiusa, una porta che sbatte, un ritardo, una borsa lasciata in giro, il negozio in cui fare la spesa, il luogo delle vacanze. Tutto si trasforma in discussione: un braccio di ferro continuo”.

 

Esperienze simili sono all’ordine del giorno per molti di noi e generalmente ciascuno vi attribuisce una propria spiegazione personale.  Fasi di particolare stanchezza e tensione, caratteri troppo diversi o troppo simili, paure, ansie, momenti di disagio: certamente il contesto e il momento influiscono sulla qualità delle nostre relazioni. Eppure, quando “litighiamo per tutto” è probabile che dietro ci sia dell’altro e le giustificazioni che utilizziamo per descrivere (e forse anche legittimare) ciò che accade ci portano spesso fuori strada. In cammino su un percorso errato rischiamo di non trovare soluzioni concrete ed efficaci, cosa che sul lungo periodo porta a stanchezza e frustrazione, o peggio ancora a gettare la spugna assistendo impotenti al degrado del rapporto con la persona amata.

 

Poiché dalla qualità delle relazioni che intratteniamo dipende la qualità della nostra vita, è importante attivarsi per cambiare!

In che modo?

Cercando di capire qual è il meccanismo che rende la nostra comunicazione con l’altro così difficile da trasformarla spesso in un duello e come intervenire per trasformarla.

 

Prima, però, è fondamentale soffermarci su un concetto di base che dovrete cercare di tenere sempre a mente se desiderate davvero migliorare la vostra realtà relazionale.

Qualsiasi messaggio, che inviamo o che riceviamo, è costituito da due aspetti che sono il “contenuto”, ovvero ciò che viene detto (l’oggetto del discorso), e la “relazione”, ovvero come viene detto (il modo, la voce, l’espressione del viso e del corpo).

 

Sei passato in farmacia a ritirare le medicine?”.

Il contenuto di questa frase è chiaro: si tratta di sapere se il nostro interlocutore si sia recato in farmacia ad acquistare le medicine di cui abbiamo bisogno. L’aspetto di relazione, invece, trattandosi di un enunciato scritto, non è scontato per niente. Il nostro tono di voce, infatti, potrebbe essere dolce, accompagnato da un’espressione sorridente, a testimonianza di una relazione tra noi e l’altro caratterizzata da affetto, o gentilezza, e di almeno momentanea tranquillità. Al contrario, potremmo anche porre la domanda duramente, con un atteggiamento di aggressività o di sarcasmo, caratterizzando così la relazione con connotati quanto meno di tensione o di rancore, se non di conflitto.

 

L’aspetto di contenuto e l’aspetto di relazione sono entrambi importanti per comprendere il vero senso del messaggio.

 

Mi fai ridere!”.

Un'affermazione di questo tipo, pronunciata da nostro figlio, potrebbe avere significati opposti, pur mantenendo invariato il suo contenuto. Un tono dolce e allegro, ad esempio, farebbe intendere che si stia trattando di approvazione nei confronti del senso dell’umorismo che abbiamo dimostrato di avere. Un tono duro e un atteggiamento di biasimo comunicherebbero, invece, una sorta di critica.

 

Risulta abbastanza chiaro, dunque, come per comprendere il reale significato del messaggio siano fondamentali entrambi i suoi aspetti.

A cosa ci serve sapere tutto ciò?

Tutto ciò è fondamentale per imparare a riconoscere le forme di comunicazione “sana", distinguendole da quelle che, al contrario, non lo sono.

 

Che caratteristiche ha una comunicazione "sana"?

 

In una comunicazione “sana”, l’aspetto di contenuto è prioritario, mentre quello di relazione rimane confinato al modo in cui il messaggio viene espresso ( il tono di voce, l’atteggiamento del  viso e del corpo, altri elementi del para-verbale come la risata, o uno sbuffo).

 

Che caratteristiche ha una comunicazione "non sana"?

 

In una comunicazione patologica la distinzione tra contenuto e relazione (relegati rispettivamente all'oggetto del discorso e al modo in cui questo viene espresso) non avviene e tra i diversi scenari che si possono prospettare c’è proprio quello che interessa noi adesso, a causa del quale “litighiamo per tutto!”.

Quando ogni schiocchezza si trasforma in motivo di discussione significa, generalmente, che nel messaggio inviato o ricevuto si stanno confondendo elementi di contenuto ed elementi di relazione. Di conseguenza, si litiga relativamente al primo, ma il motivo del conflitto è in realtà legato al secondo che però così non viene mai affrontato. Quindi, mentre si polemizza per una finestra aperta anziché chiusa, una porta che sbatte, una borsa lasciata in giro, un ritardo, il negozio in cui fare la spesa, il luogo delle vacanze, in realtà uno dei due interlocutori sta dicendo all’altro (in modo implicito) qualcosa di diverso  e di relativo alla loro relazione: “Pretendi di decidere sempre tutto tu”. “Mi trascuri”. “Non te ne importa più nulla, non esisto per te”. “Non mi vieni mai incontro”. “Non mi ascolti”. “Mi togli il fiato”. “Non mi capisci”. “Ma non vedi?”. "Sei sempre il solito".

 

Dietro questo tipo di comunicazione si nasconde un problema legato alla storia della relazione o al vissuto dei soggetti che la compongono,  ma in questo modo non emergerà mai (poiché i due seguiteranno a confrontarsi su aspetti che non c’entrano) e, di conseguenza, è fortemente improbabile che possa essere risolto.   

A:"Dov'è la caffettiera?"                                                                                                                                                       B:"Nello sportello accanto al frigo"                                                                                                                                   A:"Perché l'hai messa lì?"                                                                                                                                                      B:"Come perché? La metto sempre lì"                                                                                                                            A:"Appunto è questo il problema! Quante volte ti ho detto che non va messa lì caffettiera perché è scomodo e non la trovo mai quando la cerco?"

A. sta facendo confluire nel messaggio aspetti di relazione ("In cucina decido io dove riporre gli oggetti", "Non mi ascolti mai", "Non conto nulla qui", ecc.) nell'oggetto del discorso (dove va messa la caffettiera) ed è probabile che provi verso B. sentimenti di rancore o intolleranza, apparentemente legati ad una motivazione assurda (per l'appunto la caffettiera), ma scaturiti in realtà da un insieme di insofferenze e accumuli pregressi legati all'interazione tra i due.

B. è probabile che non capisca la reazione "esagerata" di A. e il fatto di trovarsi in continuazione a discutere per tutto scaturirà in lui sentimenti di insofferenza, rabbia e frustrazione, che lo porteranno a chiudersi in se stesso o ad allontanarsi.

Ma il meccanismo nocivo non si arresta qui, purtroppo. Già perché è verosimile che anche B., a propria volta e inconsapevolmente, comunichi con A. confondendo aspetti di contenuto e relazione e quindi portando anche lui elementi problematici del rapporto con A, confondendoli con il contenuto delle loro comunicazioni. I ruoli si invertono, ma il risultato non cambia: una guerra.

Quindi?

Quindi, se qualsiasi stupidaggine diventa una miccia che scatena un'esplosione, fermiamoci un attimo per capire cosa stia accadendo realmente.

 

Di che cosa stiamo parlando? Sono realmente arrabbiata perché a fine giornata mio marito si è dimenticato di passare in farmacia, oppure sto discutendo con lui (senza dirglielo chiaramente) perché in realtà comportamenti come questo mi feriscono in quanto mi sento trascurata?

 

Mia figlia mi ha risposto in modo aggressivo perché l’ho esortata a sistemare camera sua, oppure la sua reazione spropositata manifesta un’insofferenza legata alla relazione con me?

Che fare a questo punto?

A questo punto è fondamentale affrontare il vero oggetto del problema, spostando il contenuto della conversazione dalla farmacia, dal disordine, dalla caffettiera, alla relazione con nostro marito o nostra figlia. Solo così offriamo a noi stessi e all’altro un’opportunità per capirci.

Questo non significherà necessariamente smettere di discutere, ma per quanto acceso, teso o difficile che possa essere, trasformerà il confronto in uno scambio chiaro e sano, indispensabile per realizzare un cambiamento e migliorare il rapporto.

Desiderate comprendere insieme quale meccanismo relazionale scatena il conflitto tra voi e una persona che vi è cara e come modificarlo?

Scrivetemi per un appuntamento in ufficio, telefonico, via skype o per corrispondenza: anitadagnolovallan@innosuccess.eu.

 

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