Arrabbiati?

 

 

Provate rabbia o rancore verso qualcuno e questo sentimento ricorrente (talvolta represso) lede la vostra serenità o minaccia la vostra vita relazionale? 

 

 

Arrabbiati. Capita proprio a tutti di sentirsi così ogni tanto. La rabbia è un sentimento naturale e transitorio, come lo sono la gioia e la tristezza. Accade un evento e scatena la nostra ira, ma questa poi generalmente scema con lo scorrere del tempo, lasciando prevalere stati d’animo differenti.

 

Eppure per molti di noi, in alcune fasi della vita, capita qualcosa di diverso e, nonostante i giorni e i mesi trascorrano, quella rabbia verso qualcuno in particolare ci rimane dentro, alimentandosi con una certa regolarità, logorando il nostro quotidiano e la nostra realtà relazionale.

 

Sono arrabbiato con mio fratello. Anni fa quando perse il suo lavoro mi chiese di associarmi con lui per rilevare l’azienda di famiglia. Accettai per aiutarlo, anche se il mio sogno era un altro. Oggi, però, mi occupo io di ogni cosa. Ho un carico enorme di responsabilità sulle mie spalle mentre lui sembra sempre più disinteressato!”

 

Quando è nata mia figlia ho commesso l’errore di chiedere a mia madre di occuparsene. Si è rivelata una pessima decisione! Da allora sono discussioni continue. Lei non accetta il modo in cui desidero educare mia figlia e qualsiasi cosa io tenti per stabilire dei limiti li supera senza un minimo di rispetto per il mio ruolo genitoriale. Non ne posso più e provo rabbia, molta rabbia, perché non capisce e non si rende conto!”.

 

Queste testimonianze, reali, sono solo alcune delle tante che mi sono state raccontate da persone che sentivano di non poter più di convivere con un sentimento di rancore quasi perenne.

 

 

Che cos’hanno in comune le storie riportate qui sopra?

 

In entrambi i casi la rabbia è legata ad un meccanismo presente nella vita di quasi tutti i giorni. In entrambi i casi la rabbia è scatenata dal comportamento o dalle parole di persone che svolgono un ruolo importante nella vita di quasi tutti i giorni.

 

Mariti o mogli, ex conviventi, fratelli, figli, genitori, colleghi, capi, allenatori, insegnanti: Chi di noi non ha provato ostilità verso qualcuna di queste figure così importanti, almeno per un certo periodo, nel nostro quotidiano? Quanto tempo e quante energie ha consumato questo sentimento tanto difficile da gestire?

 

 

Avete idea di quale possa essere il meccanismo che scatena tutta questa rabbia in noi?

 

Situazioni complesse e dolorose simili a quelle sopra descritte nascondono, in molti casi, un meccanismo simile, generatore di malessere: la lettura lineare causale dei fatti.

 

 

Di cosa si tratta?

 

Tutti noi, per istinto, abbiamo la tendenza ad attribuire significati e spiegazioni a ciò che accade, è normale. Utilizzando una lettura causale lineare spieghiamo un comportamento, un fatto o una situazione rispondendo implicitamente a una domanda precisa: “Perché ciò avviene?”. Chiederci il “perché” di qualcosa ci porta automaticamente a individuarne una causa originaria scatenante e delle conseguenze che si ripercuotono nel presente.  

 

Proviamo a fare un esempio basandoci su un’altra testimonianza reale.

 

Da quando mio marito ha cambiato lavoro il nostro rapporto è entrato in crisi perché trascorre moltissimo tempo fuori casa. Rientra tardi la sera e adesso comincia ad assentarsi anche nei fine settimana. Di conseguenza io mi sento trascurata, triste e arrabbiata. Ho tentato di tutto, lo rimprovero, mi arrabbio, provo a parlargli gentilmente, ma nulla serve a nulla e va sempre peggio”.

 

E sbagliato descrivere così la situazione?

 

Non in assoluto, ma dal punto di vista pratico è sicuramente dannoso per la relazione tra moglie e marito. Inoltre, non fornisce alcun aiuto per risolvere una difficoltà che sta nuocendo al loro matrimonio.

 

 

Per quale motivo?

 

Nel descrivere così il problema, la donna individua una causa di base che lo ha scatenato: il nuovo lavoro del marito. Dove c’è una causa, generalmente, c’è anche un colpevole, che in tal caso è proprio il marito il quale, pur sapendo di produrre in lei tristezza, si ostina a non modificare comportamento, minacciando così la relazione. Risultato? Tanta sofferenza e senso di ingiustizia da parte della donna (“Perché lui non cambia se sa che mi fa del male?”) producono rabbia che si accumula con il passare del tempo e il reiterarsi della situazione.

 

Naturalmente, anche l’uomo ha formulato una propria versione esplicativa, rispondendo ugualmente alla stessa domanda implicita: “Perché sta accadendo tutto ciò?

 

Stessa situazione e sentimenti simili, ma al contrario.

 

Ambedue vedono ciò che accade, ma ne attribuiscono la colpa l’uno all’altra. Inoltre, in entrambe le visioni non esiste spazio per il cambiamento se non è l’altro a decidere di cambiare per primo: la possibilità di tornare alla serenità dipende dalla moglie per il marito e dal marito per la moglie, e il senso di impotenza che ne deriva genera ulteriore rabbia. Così, passivi rispetto al problema, restano bloccati nel conflitto.

 

 

Quale potrebbe essere la soluzione allora?

 

 Adottare una spiegazione circolare del problema, più realistica e utile.

 

 

Di cosa si tratta?

 

Si tratta di sostituire la domanda “Perché sta accadendo ciò?”, con “Come ciò si verifica?”. Questo sposterà l’analisi dalla causa al meccanismo, creando magicamente lo spazio per un cambiamento.

 

Niente più colpe né colpevoli, e il rancore scema. Tra i due esiste solo più un modo nocivo di rapportarsi che innescano insieme, facendosi del male.

 

Il marito trascorre molto tempo fuori casa e di conseguenza la moglie è triste e arrabbiata, e di conseguenza il marito rimane più tempo fuori casa, e via così in un’escalation distruttiva.

 

Ciascuno, a questo punto, può riconoscere quanto sia parzialmente responsabile del problema e capire come intervenire per risolverlo. Basterà la volontà da parte di uno dei due nel modificare attitudine e i risultati positivi non tarderanno ad arrivare! Lo stesso vale anche per situazioni molto più complesse di quella portata come esempio esplicativo.

 

 

Desiderate analizzare insieme il meccanismo nocivo che genera rabbia e lede la vostra relazione con qualcuno in particolare?  Siete motivati ad attivarvi per trovare una soluzione e migliorare la vostra vita?

 

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